di Gianni Pardo – 1 Luglio 2015

Spesso la pulsione fondamentale, nella vita di un uomo importante, è soltanto una: la nuda ambizione. Il potere per il potere. Poi, se si è usato quel potere anche per fare qualcosa (Napoleone e la sua riforma del codice civile, per fare un esempio) tanto meglio. Ma è un sottoprodotto. Annibale invece non tendeva tanto a dominare l’Italia quanto a distruggere il potere di Roma. La sua molla fondamentale non era l’ambizione, era l’odio.
Questo metodo si può usare per provare a meglio capire Alexis Tsipras. Sappiamo ben poco, di quest’uomo, dunque il tentativo sarà più un gioco che uno studio serio.
Alcuni dati riguardanti il Primo Ministro greco sono noti e ovvi: è giovane, è coraggioso, è di estrema sinistra. Già queste caratteristiche devono indurre a non cercare in lui uno statista influenzato da una grande cultura e da un progetto politico vasto e articolato. Bisogna avere il senso delle proporzioni: niente che somigli a Metternich o a Bismarck. Tsipras è lo stesso ragazzo che sbarcava ad Ancona per andare a contestare un G7, G8 o quello che era.
Data la sua mentalità, forse la sua idea fondamentale è che i vecchi complicano i problemi fino a non vederne più la soluzione. Oppure, ad ammettere che la vedano, poi non hanno il coraggio di attuarla. La sua storia politica potrebbe dunque essere la seguente: ha osservato una Grecia ogni giorno più povera, ogni giorno più infelice e tuttavia sempre più indebitata. Forse la sua idea fondamentale è stata una, semplice e chiara: bisogna porre un termine a tutto questo, a qualunque costo.
Naturalmente si sarà ritrovata intorno una folla di persone che gli spiegavano i possibili inconvenienti di questa operazione: ma avrà subito notato che nessuno gli offriva una soluzione diversa e indolore. O il tormento interminabile della austerity, o il tormento forse più breve, ma probabilmente più doloroso, del default. E qui ha prevalso il temperamento di Tsipras. Immaginiamo i suoi pensieri: “Se deve andare male comunque, battiamoci con le armi in pugno. Non c’è forse Leonida, fra i nostri antenati? Non possiamo passare la vita a tendere la mano e a vivere di elemosina. Una volta o l’altra questo gioco arriverà al capolinea. E dal momento che va già tanto male, chi dice che andrà peggio?”
Ecco la decisione: all’Europa si chiederanno finanziamenti a fondo perduto, senza concedere nulla di ciò che essa chiede; e se dice di no si esce dall’euro. Si pagherà il prezzo che sarà necessario pagare, ma dopo qualche tempo la Grecia starà come stava prima di far parte dell’eurozona. I greci non saranno più ricchi, ma almeno non saranno additati come dei mendicanti, degli imbroglioni e dei truffatori. Il piano a molti sembra azzardato ma, se è vero che la condizione di Atene è disperata, si può essere sicuri che quella di Tsipras non sia la soluzione migliore?
Nel Medio Evo questa situazione si è verificata molte volte. Quando l’assedio si prolungava tanto che venivano a mancare cibo e acqua, gli assediati uscivano dal castello, risoluti a rompere l’assedio o a morire combattendo. Niente di nuovo sotto il sole. Oggi le autorità europee hanno fatto e fanno di tutto per impedire questo esito: moltiplicano i negoziati e le offerte, spaventate dai problemi che la defezione e il default di Atene potrebbero provocare all’Unione, e forse non capiscono quanto la Grecia sia esasperata, e quanto fedelmente Tsipras si sia fatto interprete della sua disperazione.
Naturalmente ci si può chiedere se questi sentimenti siano buoni consiglieri. Ma Tsipras, col suo temperamento da giovane, risponderà certamente che chi si pone troppi interrogativi alla fine non fa niente. Come non hanno fatto niente i suoi predecessori. Eccolo dunque alla testa della parte più stanca e contemporaneamente più coraggiosa dei suoi connazionali. E ora che la battaglia è cominciata si può soltanto augurare buona fortuna a questo ardente Giasone che sfida il freddo Sigfrido.
Il grande Tucidide ci ha ripetutamente insegnato che nessuna battaglia, nessuna guerra si svolge come inizialmente pianificato. E non si può dedurre con certezza, dagli schieramenti in campo, chi sarà il vincitore. Se il risultato del referendum sarà quello sperato da Tsipras non sappiamo dunque se la Grecia ne beneficerà alla grande o se avrà modo d’insegnare, a tutti quelli che sognano di seguirla, che la sua è una strada da non imboccare in nessun caso. E di questa chiarezza il mondo intero le sarà infinitamente grato.