di Gianni Pardo – 30 Aprile 2015

I commenti sul comportamento di Matteo Renzi – sulla sua arroganza, sulla violenza della sua guida e sul suo insufficiente rispetto del Parlamento – sono innumerevoli. Le vicende dell’Italicum fanno scorrere fiumi di saliva e d’inchiostro e molti si stracciano le vesti: la legge elettorale fa parte di quelle regole che riguardano tutti e vanno votate, se non da tutti, da una larghissima maggioranza. In conclusione il Parlamento sembra minacciare la rivoluzione. Ma in Italia chiunque si interessi minimamente di politica queste cose le sa benissimo, tanto che il problema diviene: “Perché Renzi si comporta così?”
La domanda dimostra quanto sia difficile comprendere le cose facili quando queste sono ricoperte di miti, di retorica e di demagogia. Nessuno si porrebbe quell’interrogativo se fosse capace di sfrondare la realtà di tutte le sue sovrastrutture. I moventi di ogni uomo politico sono in primo luogo l’interesse personale e poi, se c’è spazio, la voglia di realizzare un programma.
Renzi fa un calcolo elementare: se impongo brutalmente la mia volontà, provocherò delle critiche e delle proteste, ma i miei avversari sono disposti a rinunciare al seggio parlamentare? No. E allora che protestino quanto vogliono. Io pongo la fiducia e loro chinano la testa. E se alcuni non lo fanno, per avere visibilità, buon divertimento. Che poi gridino come vergini violentate e promettano sfracelli, non ha nessuna importanza. A me basta che mi obbediscano tutti gli altri. E se poi, oltre ad obbedirmi, mi odieranno e mi temeranno, sarà un vantaggio in più, come diceva un altro fiorentino di nome Niccolò.
La grande fortuna di Renzi è che i fatti sono a suo favore, e lui è capace di percepirli esattamente quali sono. Alle parole non bada molto, sono cose che svaniscono nell’aria. Lui stesso le utilizza per i suoi scopi – ed infatti è un eccellente comunicatore – ma è una persona intelligente, e avviene solo occasionalmente che creda ciò che dice. Infatti è prodigo di promesse e di solito la sua “narrazione” è puramente fantastica e suggestiva. Secondo quel tale Niccolò, bisogna dare l’impressione di avere tutte le virtù – disinteresse, coraggio, moralità – senza averne alcuna, a meno che non sia anch’essa utile. E quanto alla verità, è soltanto un optional, di solito nocivo.
Rimane da vedere se, oltre a tutto ciò, Renzi abbia anche un progetto politico. La cosa non è impossibile. In Italia, seguendo le buone regole, non si combina nulla. Se dunque qualcuno beneficia di una congiuntura positiva ed ha il coraggio di approfittarne, si può finalmente fare qualcosa. Magari le famose riforme di cui si parla da un’eternità. Ma bisogna porre le condizioni giuste.
Per agire, bisogna avere il potere. Un potere quanto più è possibile personale. Soltanto questo consente alla necessaria risolutezza di operare. Ed ecco il piano. Si abolisce il Senato, in modo che ogni legge sia votata da una sola Camera. Giusta o sbagliata che sia questa legge, per ottenerla ci vorrà comunque la metà o anche un quarto del tempo di prima. Infatti col bicameralismo perfetto si è vittime del ping pong fra le due Camere, fino all’approvazione dell’identico testo da parte di ambedue. In secondo luogo, il partito che vince le elezioni deve essere al riparo dagli agguati: per questo deve avere un bel premio di maggioranza, mentre le opposizioni avranno soltanto un diritto di tribuna. Il Segretario del Partito – Niccolò Renzi, vedi caso – avrà il diritto di nominare parecchi deputati, e questo gli darà un enorme potere personale. E anche quelli che non avrà nominati saranno sotto il ricatto di essere mandati a casa e di non essere reinseriti nelle liste in occasione delle eventuali elezioni anticipate. Dunque faranno finta di protestare, ma alla fine faranno quello che vuole il Principe. Esattamente come oggi.
Se tutto andrà secondo i progetti di questo duca Valentino, presto ci dovrebbe essere un’unica Camera in cui comanda un solo partito, il Pd, nel quale comanderà un solo uomo, e si sa chi sarà. Questo signore (forse) effettuerà i famosi tagli alla spesa pubblica che sembravano impossibili, riformerà effettivamente il lavoro, taglierà le unghie ai sindacati, metterà in riga i dipendenti dello Stato, eliminerà i rami secchi delle ferrovie, accorperà i piccoli comuni e i piccoli ospedali, abolirà le province, razionalizzerà la distribuzione degli uffici giudiziari, in una parola farà tutto ciò che non si è mai riusciti a fare, in Italia, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Potrebbe perfino abbassare la pressione fiscale e rimettere in moto l’economia, se l’Europa non scoppia prima. Se così fosse, la democrazia forse zoppicherebbe, ma l’Italia potrebbe rimettersi a correre.
Una cosa è certa: non c’è niente di misterioso, nel comportamento di Renzi. Sta soltanto approfittando, con ammirevole senso del reale e senza il minimo scrupolo, della situazione attuale. Come si conviene ad un vero politico.