di Gianni Pardo – venerdì 31 Maggio2013

Chi ha battuto Napoleone? Molti direbbero: Wellington, a Waterloo. E dal punto di vista bellico è vero. In realtà Napoleone è stato battuto dai suoi eccessi. Se si fosse accontentato di un po’ di gloria e di qualche territorio, sarebbe morto a Parigi, forse da imperatore. Invece ha voluto troppo. Ha allarmato l’intera Europa, l’ha indotta a coalizzarsi contro di lui ed alla fine ha perso tutto.
Il successo può dare alla testa. Quando si è riusciti molte volte al di là delle proprie speranze, si finisce col credere che non ci siano limiti a ciò che si può conseguire e a ciò che ci si può permettere. Questa  sindrome è così in linea con la natura umana che ne soffrono soggetti di tutti i livelli: dai massimi personaggi ai bulli di quartiere, da Alessandro Magno a quelle rockstar che divengono capricciose e insopportabili.
Ora abbiamo un nuovo esempio, Beppe Grillo. Indubbiamente quest’uomo ha compiuto un’impresa così strabiliante che rimarrà nella storia. Ma mentre Napoleone ha cominciato ad esagerare – per esempio attaccando la Russia – dopo una lunga serie di successi, Beppe ha cominciato ad esagerare immediatamente dopo la prima vittoria. Ha ingenuamente preteso di mantenere alla lettera ciò che aveva promesso: per esempio la povertà dei suoi eletti. E in questo modo da un lato ha irritato, e persino messo in difficoltà, le sue truppe, dall’altro si è fatto un po’ ridere dietro da tutti. L’errore più grande tuttavia è stato  il rifiuto delle alleanze con i partiti già esistenti. Una donna che dice molti no si fa desiderare, ma se dice sempre no rimane zitella. Grillo, a forza di rifiuti, è divenuto ininfluente. Nessuno nega che il suo elettorato sia troppo variegato per permettergli una presa di posizione molto netta, e nessuno nega che egli abbia voluto rimanere fedele alle sue promesse: ma anche se la coerenza è una bella virtù, ne quid nimis, non bisogna esagerare. I francesi hanno eletto De Gaulle gridando “Algérie française!” e il Generale quell’Algeria l’ha immediatamente sbaraccata. Meritandosi la gratitudine della Francia. Un grande politico fa il bene del suo Paese al di là delle piccole virtù borghesi.
Altro grande errore di Grillo: dopo avere predicato una sorta di democrazia ateniese – dove tutti si riuniscono in piazza e alla fine uno vale uno – è risultato che ognuno in quella piazza deve fare in tutto e per tutto ciò che dice lui, “altrimenti è fuori”. Già i suoi eletti soffrivano dell’inesperienza che dà il non aver mai fatto seriamente politica e dall’aver visto Roma solo in fotografia, lui li ha fatti apparire personaggi muti e sbiaditi, turisti per caso, burattini privi di personalità. Si è passati dall’impressione di una gioiosa anarchia alla caserma, dalla sfrenata libertà di parola alle punizioni per insubordinazione. L’ammutinamento, in questi casi, è pressoché inevitabile.
Altro errore ancora: dopo aver subito una batosta bestiale alle recenti elezioni amministrative, Grillo ha sostenuto contro ogni evidenza di avere vinto. Ad ammettere un arretramento, la colpa comunque sarebbe della stupidità degli italiani. Il leader è così riuscito in un sol colpo a rendersi ridicolo e ad offendere la nazione. Quel popolo  sovrano che in democrazia ha sempre ragione.
Ma già, nel suo mondo il popolo è composto da quelli che hanno un computer e sono capaci di votare in rete. Infatti è arrivato a dire che Stefano Rodotà era il candidato della base alla Presidenza della Repubblica perché era stato votato da settemila internauti o giù di lì. Contare sulla stupidità del prossimo paga, ma non bisogna esagerare.
Infine, come tutti gli aspiranti dittatori, Grillo è suscettibile. Quando il Professor Rodotà, “il candidato migliore per divenire Presidente della Repubblica”,  si è permesso di dire che il M5S le elezioni le ha perse eccome, il Capo l’ha mandato al diavolo, irridendolo per giunta. Anche questo non si fa. Non bisogna sputare nel piatto in cui s’è mangiato. Soprattutto non bisogna procurarsi nemici se non è necessario. Mussolini, proclamando “molti nemici molto onore”, ha detto una sciocchezza. Ha più ragione il proverbio tedesco per il quale “molte lepri sono la morte del cane”.
Siamo stanchi della nostra classe politica, siamo stanchi delle logomachie parlamentari, siamo più che preoccupati per la nostra situazione economica, e l’unica vera novità di questi ultimi mesi comincia a sgonfiarsi appena sfornata, come un soufflé mal riuscito. Peccato.