di Stefano Golfari – 28 Marzo 2013

Trojans, detto all’americana fa meno male. Ma la verità è meno eroica: siamo tutti figli di Troja.  Della gloriosa città devastata con l’inganno e delle povere puttane di strada, sempre più disposte a tutto per sempre meno spiccioli. Questa è l’Italia oggi, la Patria, la madre che il destino bastardo ci ha legato al cuore. L’amore e l’ odio per questo Paese in eterna prostituzione crescono dentro l’anima con una violenza esplosiva e io, a caldo, mentre infuriavano le condanne e i titoloni, di unirmi al coro di “Crucifige!” contro Battiato e contro Grillo per le parolacce pubbliche in Europa e sul Blog, beh… non me la son sentita. Faccio di mestiere il venditore di risate in una TV che ha il merito di dar voce al popolo qualunque: telefonate in diretta, una via l’altra, di casalinghe, di pensionati, di ragazzi in cerca di lavoro, di disoccupati cinquantenni, di negozianti disperati, ristoratori scaramantici, operai in lotta cronica, padroncini in depressione, famiglie con sfratto esecutivo, doppiolavoristi, esodati, fancazzisti, furbastri, psicolabili e maniaci di varia natura. Gente comune, insomma, che commenta la scena: la politica, l’economia, la cronaca, il mondo che gira sempre peggio. Dopo trasmissioni di fischi e applausi in mix sulle “troie” di Battiato e i “puttanieri” di Grillo, ripensandoci a freddo, considerato che il mio dovere di giornalista non è quello di insultare i fatti, ma invece di leggerli… Beh, confermo. La fatica di vivere in declino trova più vicine e utili le parolacce di Battiato e di Grillo dei commenti schizzinosi e stizziti che le condannano. Nonostante il turpiloquio pubblico sia cibo troppo facile e troppo paraculo da gettare in pasto a un popolo di affamati veramente, nonostante né Battiato né Grillo ci abbiano finora fatto vedere niente di mangiabile o lavorabile al di là della violenza delle parole, la parolaccia è meglio del birignao nella situazione data. Il tango assassino mi è più gradito del valzer. Perché la severa reprimenda arriva da un Parlamento dove il fuoco che brucia dentro le persone che mi chiamano al telefono ogni giorno, sembra ancora fare il solletico. Assisto attonito al grande ritorno dei balletti delle consultazioni improbabili, dei giochi di schieramento, delle mosse del cavallo e dell’asino, del dire e non dire, della chiacchiera in transatlantico, dei bizantinismi del potere, del parlare a nuora perché suocera intenda, del gioco di sponda sul Presidente della Repubblica, dell’offrire 8 per ottenere 4 e portare a casa niente, della carezza in un pugno, del bacio di Giuda, della lacrima sul viso con sorrisetto d’intesa, della pacca sulla spalla con conseguente calcio nel culo, del lisciapelo al popolino scemo e dell’orgoglio di partito recitato sulla  tolda del Titanic. E’ un teatro dell’assurdo, è un teatro dell’orrore. Magari. No, è sempre e soltanto la solita Commedia all’ italiana. Ci sono i Gassman, ci sono i Manfredi, ci sono i Sordi, i Tognazzi, i Buzzanca, i Johnny Dorelli, i Walter Chiari, gli Aldo Maccione, gli Adolfo Cieli, gli Alvaro Vitali, i Gastone Moschin, gli Abatantuono della prima ora (viullleeenza!!!), i Lino Banfi, la Fenech, la Cassini, la Sylva Koscina e Bombolo oltre ai Grillo e Battiato che dicono le parolacce, andiamo! Dico, abbiamo avuto il Ministro degli Esteri Giulio Terzi-marchese di Palazzolo-conte di Restenau-cavaliere del Sacro Romano Impero-signore di Sant’Agata-barone e nobile di Bergamo che si è platealmente dimesso con sprezzo del pericolo in diretta TV! Se c’era Totò volava una pernacchia da far crollare i muri. Ma anche i tipini più fini, i mediatori alla Enrico Letta e alla Conte Zio Gianni non riescono a togliermi dalla testa l’immagine dei soldati di Ulisse che usciti nottetempo dal bel cavallo di legno devastano la città in festa per la vittoria e per la pace. E anche qui – sarà un caso – parliamo di Troia. All’ombra dei preoccupati discorsi sui problemi reali e sui rischi imminenti che – veramente -corriamo, i nostri politici hanno di nuovo imbastito la Rivista, con tanto di passerella dal Capo dello Stato. Bersani ha incontrato don Ciotti, Saviano, il Touring Club. Grasso è stato due ore in TV da Formigli. La Boldrini, che pure mi è simpatica, sembra tanto attenta al modo di porsi e di atteggiarsi che le ci vorrebbe uno Streheler d’antan: pochi gesti in scena, cazzo! Ma significativi. E Berlusconi che si è imbastito un palco di piazza per incitare il suo esercito a una nuova guerra elettorale e giudiziaria il giorno stesso in cui apriva a un governissimo coi “Comunisti!!!!” non sembra il Petrolini Bravo!Grazie! che “il popolo chiede sesterzi” risposta “No, no, vado dritto”??? Poi ci si sorprende che anche un Dario Fo o un Celentano trovino un ruolo da recitare in questo brutto film, ma intanto i pagliacci sono padroni del Circo. Oramai in tutte le salette-gioco dei bar di quartiere, dove i figli si giocano alle macchinette la pensione delle madri, si è capito che stanno giocando anche loro: se sono uscite due cigliegine di sinistra per le Camere, adesso uscirà una Pera? O un Marini? E’ tutto un bisbigliare di fatti loro, in fondo, di carriere personali e di vantaggi di partito. Come fai a rispondere alla gente che non è così? La discussione sui problemi, sulle questioni reali (Esodati? Disoccupazione? Patto di stabilità? Riforma elettorale? Riforma costituzioanale?) resta accennata, non svolta, non risolta, posposta, messa in lista e questo basta. Quel che primeggia sono gli attori, i protagonisti, sempre le persone prima delle questioni, chi vince e chi perde, chi fotte e chi è fottuto, chi scopa e chi è cornuto. E’ la Commedia all’italiana, baby, e allora come fai a stupirti se il copione prevede le parolacce? Senza troie e puttanieri non l’andrebbero nemmeno a vedere. E invece ci vanno in massa, e ci mangiano, tutti questi inviati del pettegolezzo che tocca leggere ogni giorno sui giornaloni stampati nelle tipografie della Credibilità, gli immarcescibili retroscenisti da salotto e da strapazzo, i segugi da ferma e da riporto che ora per ora, minuto per minuto scrivono, twittano, sbavano di simpatie, antipatie, battute, controbattute, di sorprese, trucchi e scenari di cartone dietro le quinte di un teatrino che se non ci fosse dovrebbero inventarselo, come pure fanno… Non meritano pure loro, finalmente, una parolaccia?