Una vergognosa “Caporetto” di Giuseppe Lertora

 

L’intimo gaudio per il non rientro in India dei 2 fucilieri del San Marco è svanito nel nulla.
Che l’Italia stesse tremando per  le dichiarazioni indiane si era ben capito nelle ultime ore, perché le minacce, anche della nostra ineffabile vedova Gandi, erano assai pesanti e lapidarie “li riprenderemo ad ogni costo;.. non sottovalutate l’India…”; altro che «harassment» (tormento e vessazione)  internazionale. Certo fa specie che a dirlo sia un’ex italiana, ancorché ben sposata in terra indiana. Anche le dichiarazioni di trovare una “soluzione  «amichevole» della vertenza India-Italia” auspicata dal Colle, titolare del Comando Supremo delle Forze Armate, dimostrano che l’interesse per i propri membri (i 2 Marò) non è certo prioritario rispetto ad un presunto recupero di  «(in)credibilità» di questa povera Nazione, vieppiù ridotta ad un insieme disomogeneo di sudditi inermi e sbandati . Incredibilmente, il Governo, pur in zona «cesarini», aveva mostrato un minimo di attributi che faceva ben sperare, ma che si sono sciolti come neve al sole, ai primi rimbrotti e ritorsioni indiani.
Ma ci aspettavamo forse che gli indiani ci riempissero di complimenti per la posizione nazionale che una volta tanto ci aveva fatto inorgoglire per il coraggio della decisione e per  l’identità italica finalmente ritrovata? Qualche rimostranza diplomatica indiana era attesa, ovvia, legittima e naturale per non perdere la faccia sul piano internazionale, ma tutto si sarebbe acquietato nel giro di poco tempo, giacché vivaddio l’Italia – e anche l’India, seppure per motivi diversi-  hanno ben altri problemi da trattare e da risolvere, oggi. Purtroppo molti media sinistri hanno soffiato sul fuoco e certo non hanno perorato la nostra causa nazionale; quelli indiani hanno fatto grancassa fin dall’inizio starnazzando a tutti i livelli, con interventi delle più alte cariche istituzionali contro il nostro paese, la nostra storia e il nostro popolo, condite con  una serie di minacce non sempre larvate. Per contro la nostra stampa ha lasciato soli, se non emarginati, i Ministri di un Governo ormai comatoso, lasciando «ingabbiare» il nostro ambasciatore in India contro ogni convenzione internazionale vigente.
Non abbiamo, però, mosso foglia; dovevamo rendere «pan per focaccia» “ingabbiando” i loro diplomatici in Roma, ma siccome dovevamo risolvere il caso «amichevolmente», il nostro Premier tecnico con il suo Governo si è trovato con le mani legate. Ma di cosa dovevamo rimproverarci? Della promessa fatta a una Corte indiana che ci ha presi a sberleffi, con abusi e soprusi indegni di una Nazione, che si proclama «grande democrazia»? come l’India, che non rispetta alcuna Convenzione del Diritto internazionale, l’immunità speciale e funzionale dei militari comandati in missione all’estero. Di più; che non rispetta – e si è visto anche di recente con la «segregazione» nel proprio territorio di  un Ambasciatore –  le più antiche ed elementari norme sul Diritto all’immunità che ogni diplomatico ha nel Paese di destinazione, addirittura anche in caso di conflitto. Grande democrazia, non può essere quella che si basa sull’inganno, sul disconoscimento delle Regole del Mare – UNCLOS, sulla protervia del baro, sul bluff della perizia sulle armi e sull’autopsia dei due pescatori, sulla posizione della Nave E. Lexie e del peschereccio Saint Anthony: e noi, secondo gli indiani, e anche per alcuni cialtroni commentatori, avremo dovuto tener fede alla parola data!  E ciò, anche se si sono mostrati mariuoli non proprio degni di parola e di qualsiasi affidabilità; purtroppo ha prevalso la tesi del rientro in quel Paese; una tesi grottesca, frustrante e vergognosa per il nostro tricolore e per una sorta di Diritto internazionale. Si spera soltanto che la decisione non sia frutto di un parere parlamentare, in cui ha prevalso l’antimilitarismo ed i grilli parlanti (non quelli saggi e sapienti delle favole, perché solo lì oggi li troviamo…) verso un Governo sfinito e atomizzato che, comunque, aveva prima deciso, coerentemente con l’opinione pubblica favorevole per oltre il 75% per il «non rientro» (sondaggio recente di Analisi Difesa). O,forse, è stata la lobby industriale che vistasi minacciata nei suoi affari e non sempre trasparenti business con l’India, ha smosso mari e Monti, affinché si facesse un bel dietro-front garantendosi un certo numero di contratti per il loro benessere e non certo per la collettività.
Peccato che questa retromarcia, con la restituzione dei nostri 2 Fucilieri del San Marco, non ricrei quella credibilità ormai perduta nei confronti dell’India, anzi. L’India  ci considererà, a maggior ragione un popolo di qua-quara-qua, quali siamo, con i quali, basta alzare la voce che, per un riflesso condizionato, calano le braghe: chi avrebbe fiducia o anche rispetto, per tacere del timore, nel fare affari ed avere rapporti politici e economici con tali voltagabbana che, al primo spirar di vento contrario, si orientano immediatamente a chi strilla e starnazza di più? Anche se fossimo presi a schiaffi, come siamo ripetutamente stati, noi porgeremmo l’altra guancia non per carità divina, ma per ignavia, per il nostro approccio ponziopilatesco, per la nostra mancanza di etica nell’assunzione di responsabilità: bell’esempio etico che rimarrà scolpito nelle nostre menti, e purtroppo nel cuore di gran parte degli italiani, come una sconfitta, una Caporetto che si poteva benissimo evitare. Da ex militare mi chiedo quale sia l’umore nei ranghi, il morale dei nostri ragazzi con le stellette, la motivazione di chi sta combattendo guerre a fianco di «compagni» che non hanno mosso un dito, né speso una parola in loro difesa: dove sono quelli dell’Unione Europea che fino ieri, per bocca della nostra Mrs. PESC, hanno detto che la questione è bilaterale, come se si parlasse non dell’Italia quale stato membro europeo, ma di una diatriba fra Pakistan e India… però, si raccomandava  il rispetto delle regole internazionali!? Ma che la pagata  Mrs ritorni nel suo Paese, o nel Paese che faceva parte del suo Commonwealth, anziché rappresentare la politica europea e la sicurezza. Non è certo quella italiana; mi chiedo anche cosa facciano  i nostri ben remunerati 75 europarlamentari a Bruxelles anziché far sentire la loro voce a tutela dell’Italia. Non sarà il caso di cancellare uno dei pilastri che i nostri «padri europei» (quanti vorrebbero essere orfani!) avevano creato con il principio sbandierato della «Solidarietà» stretta fra le diverse Nazioni europee, nel campo sia dei Diritti consolidati che in quelli emergenti (energia, ambiente, biomedicina, ecc.) ma anche nel supporto mutuo e reciproco dei membri della UE in caso di crisi o di conflittualità di vario genere. Se anche l’UE rispetta le convenzioni e i Trattati, come l’India, allora è perfettamente inutile tenere tutta quella pletora di eurodeputati, per nulla: forse un pensiero per uscire dalla «divisa» – unico elemento comune – in cui si è ormai ridotta l’UE, andrebbe ben rivalutato.
Con gli Stati Uniti è successa la stessa cosa; Obama ha detto che «non sono affari loro, ma fra India e Italia»; allora viene spontaneo chiedersi se anche in Iraq prima e ora in Afghanistan, così come nel Corno d’Africa, «non sono proprio affari italiani», ma fra di loro ed i terroristi di al-Qaeda, i «Talebani» che hanno abbattuto le Torri Gemelle, che non mi pare fossero italiane. Purtroppo la solidarietà, ove esistente è a senso unico e non alternato: peccato che quando ne abbiamo bisogno noi, tutti fuggono nell’equità, nella bilateralità e in scuse puerili del genere! Ora, se avessimo un po’ di schiena diritta, ritireremo le Navi dalla lotta all’antipirateria e le nostre truppe dall’Afghanistan, senza tentennamenti, almeno per salvare la faccia nei confronti dei nostri «pseudo-alleati» e quella dei nostri soldati che combattono fianco a fianco nel nome di una presunta «Freedom» che non ci appartiene. Una svolta davvero inattesa, quella del rientro, tanto più che proprio oggi la Procura Militare Generale romana, aveva sentito i 2 Fucilieri per rispondere di «Violata consegna ed altro»; con ciò dando inizio ed avallo ufficiale e formale all’esercizio della giustizia italiana sui 2 marò, applicando esplicitamente il Diritto internazionale vigente per il caso in specie.
Un segnale sicuramente positivo, naufragato dalla politica ambigua di questo Governo che, ora, davvero dovrebbe dimettersi in toto; anche il Ministro della Difesa nato e cresciuto con quei valori imprescindibili di quella Marina che, anche nei momenti di sbandamento, ha costituito, da sempre, la pietra miliare di riferimento per i valori autentici del dovere, svolto con disciplina ed onore! Poveri noi; siamo riusciti a estradare, contro ogni norma e buon senso civico, 2 nostri militari per essere giudicati da un Tribunale speciale, in un paese ove vige la pena di morte (ma attenti bene: gli indiani hanno promesso che non l’applicheranno!). Dobbiamo stare tranquilli perché gli indiani ci hanno «promesso» che ora saranno trattati con equità e magnanimità, senza aver capito che l’averli fatti rientrare è comunque una Caporetto, sia che siano giudicati colpevoli, sia che vengano graziati dal buonismo delle Corti indiane, con un rientro in Patria ancora più alienante, se non infamante  per dei soldati. Purtroppo ormai anche i soldati e le Forze Armate sono indeboliti e nessuno si espone più di tanto; tanto vale, allora, arruolare dei mercenari, che almeno non sono i «figli» di questo Stato. In queste ore di crisi totale vien voglia di chiedere asilo politico a qualche Stato civile perché da noi le libertà fondamentali sono quotidianamente disprezzate e le tutele verso le Istituzioni e i loro fedeli servitori sono solo parole al vento. Con la speranza che la nuova Presidente della Camera, vista la sua decennale esperienza con l’UNHCR, ci dia una mano e non favorisca quei respingimenti (sempre da lei contestati) verso una emigrazione in Paesi più liberi e più civili dove vige lo Stato di Diritto, dove c’è ancora un qualche coraggio morale ed istituzionale, e dove  i nostri figli possano dire con orgoglio, fiducia, e onore la propria cittadinanza, senza doversi vergognare!