di Toni Capuozzo da Facebook 19 Marzo 2013

La vecchiaia è carogna, diceva mio padre. E non credo si riferisse solo agli acciacchi. E’ che ti lascia più fragile, davanti a ricordi che si presentano come assalti. Così, oggi è la festa del papà. Commerciale, e non conta se i tuoi figli se ne siano ricordati o meno: la più grande lavora all’estero, quello di mezzo è un rapporto tormentato, il più piccolo dormiva ancora, quando sono uscito. Per strada pensavo a mio padre. Alla bottiglia di stock 84 che gli regalai con i primi soldi guadagnati scaricando al mercato ortofrutticolo. A tutte le cose non dette, da quando smisi di andare a comprargli le sigarette, cinque nazionali in un pacchetto di carta trasparente, o le giubek nei giorni di festa. Al grumo di errori e alla fretta che mi portava via, in una voglia di futuro, e nella noncuranza del passato. Oggi lo penso, con le sue debolezze, i suoi errori, le sue delusioni. Lo vedo che sorride, e mi piace che mi prenda un po’ in giro, adesso. Ho …sorriso stupidamente quando ho visto altri millantare lauree. A me non è servita, ma so che in fondo è l’unica cosa che sono riuscito a fargli vedere in tempo, il primo laureato della famiglia. Mi vergognavo, a volte, di come teneva l’unghia del mignolo un po’ lunga, da terrone che vanta di non essere più muratore, di non essere più contadino. Sorridevo di come conservasse perfino i chiodi storti, e l’ho capito vivendo a Sarajevo, quando ogni laccio di scarpa usata può essere utile. Non tenevo in conto le cose belle e importanti che aveva fatto in tempi difficili, tenevo in conto solo me stesso. Sono contento di essergli stato vicino all’ultimo, e non mi tolgo dalla testa il commento che rivolse a me, accennando a una donna ricoverata nel suo reparto, in vestaglia e ciabatte, avvolta dalla inevitabile sciatteria dei ricoverati. Non è niente male, mi disse, e già capivo che voleva solo rassicurarmi, che era sempre lui, che stava bene, che era vivo, quel penultimo giorno. Ho capito tardi, fuori tempo massimo. Spesso mi trovo a dargli ragione, adesso. Non è facile essere padri, essere figli è più facile, hai dentro una forza solitaria che ti spinge. Qualche volta vado alla sua tomba e fumo una sigaretta con lui. Gli voglio più bene, adesso. Ciao a tutti i padri dei padri, non so se esista ancora lo stock 84, ma un brindisi a ognuno di loro.