di Sergio Luciano su Affaritaliani 15/3/2013

Oggi inizia il calvario per la scelta dei presidenti delle Camere, cioè di due casermoni nei quali quasi un terzo degli eletti disconoscono di fatto la maggior parte dei principi in base ai quali finora quegli stessi casermoni hanno funzionato, che sono poi i principi costituzionali. Sembra un problema enorme, ma non lo è: perché gli altri due terzi degli eletti, invece, in quei principi si riconosco, e basterebbe che si mettessero d’accordo per andare avanti. Sbaglia chi considerasse queste stravaganze dei Grillini la vera incognita sul futuro politico e soprattutto economico dell’Italia. La distanza siderale che separa i Grillini dalla possibilità di incidere nel sistema-Paese è un’altra e, soprattutto, distanzia il Paese dalla possibilità di salvarsi con le sue forze e risiede in quel dato di un paio di giorni fa, diffuso dal ministro uscente Piero Giarda, uno dei pochi del cosiddetto governo dei tecnici (in realtà, governo dei teorici) a capirci qualcosa di pubblica amministrazione: ha detto Giarda che occorreranno ancora 5 anni da oggi solo per attuare le leggi fatte in un anno dal governo Monti, serviranno ancora 227 provvedimenti attuativi, dopo che altrettanti ne sono stati fatti. E tutto questo all’unico scopo di trasformare da chiacchiere in fatti concreti le leggi, discutibili, fatte in un anno!

Cosa vuol dire questa sbalorditiva affermazione di Giarda, cosa implica? Vuol dire ed implica che il Paese è ingessato. Vuol dire che ciò che il Parlamento decide non conta. Non genera effetti pratici. L’Italia è paralizzata. Di chi la colpa? Della superburocrazia decotta. Dei cosiddetti “grand commis” che gestiscono nell’ombra i ministeri, i loro uffici amministrativi, le grandi Regioni, le grandi agenzie pubbliche…  Una specie di cancro che affligge la pubblica amministrazione, e blocca lo Stato. La madre di tutte le riforme consisterebbe nell’eliminazione– per carità, niente di cruento, basterebbe licenziare qualche migliaio di dirigenti – dei responsabili di tutto ciò.

Ma attenzione: è questa la vera casta, mai tanto prosperata come sotto il governo Monti. Se li conosci li eviti, o almeno li contieni. Se non li conosci e se pensi di dirigerli, ti fagocitano. Un tipo come la Fornero, per capirci – pur con la migliore fede possibile – è un frollino nel loro latte. Guardano alle direttive politiche come Conan il Barbaro guarda le legioni romane. Ogni nuova legge si stratifica sulle vecchie, che la vanificano. Già soltanto capire i rimandi dalle nuove alle vecchie diventa difficile come decifrare la stele di Rosetta. Altro che “casta” degli eletti: questi superburocrati non sono eletti, sono assunti, a stipendi stellari, il “top” della pubblica amministrazione. E chi li smuove. È a questa genìa che si devono le tragicommedie continue che il Palazzo sforna, come quella dell’ok del ministero della Cultura al Ponte sullo Stretto che arriva quando la pratica è stata ormai archiviata dalla politica…

I grillini citati all’inizio c’entrano eccome con questa polemica, perché è chiaro che contro la superburocrazia di Stato, il loro formalismo immanentista, il loro saper simulare cambiamenti che sono in realtà ribadimenti del vecchio, soltanto degli esperti di pari maliziosa competenza possono attuare una qualche strategia, sempre che vogliano. Ma se non c’erano esperti del genere nel governo dei tecnici, come potranno mai trovarsi tra gli sprovveduti “parvenues” della piccola società civile dei Cinquestelle?