E finalmente siamo giunti al termine di una delle campagne elettorali più grigie della storia repubblicana. Una campagna che, guarda caso, è coincisa con il carnevale prolungandone i tempi canonici. Sì, è stata una generalizzata carnevalata tanto che viene spontaneo appropriarsi del noto detto per attribuirlo alla kermesse elettorale: “ogni scherzo vale”. Ma gli scherzi di carnevale durano il breve lasso di tempo della sua durata, non creano danni rimarchevoli e, soprattutto, vedono la loro conclusione nella celebrazione pubblica della penitenza con le Ceneri.

Purtroppo in politica la maschera non la si indossa un solo giorno all’anno, figuriamoci a Carnevale, i guasti che si procurano possono essere devastanti e nemmeno lontanamente si è disposti a recitare un mea culpa.

In questa campagna elettorale abbiamo visto tutto e di più. C’è chi ha indossato la maschera di imbonitore (forse non se l’era mai tolta) facendo promesse mirabolanti, chi si è inventata la professione di smacchiatore di giaguari, chi “salendo” alle lusinghe del potere un giorno è dr. Jekyll e l’altro mr. Hyde, chi cavalca i gorgoglii di pancia del Paese non offrendo altro che lo spettacolo del comico navigato, chi ha deciso di spogliarsi della tonaca per lanciare una rivoluzione fagocitando vecchi nostalgici alla ricerca di un posto perduto, chi si è inventato curriculum ma – caso rarissimo in ambito politico – ha immediatamente chiesto scusa per la sua debolezza facendosi da parte, chi ha abbandonato la padania per un più ambito progetto secessionista del nord, i vecchi zombi che si aggrappano a qualunque possibile appiglio pur di non cedere lo scranno, chi omofobicamente suggerisce di non votare con il culo, chi si è riesumato da solo per ricordare che per un posto al Quirinale c’è anche lui.

Abbiamo assistito ad una sconcertante fiera per accaparrarsi il voto. Hanno cercato tutti di convincerci che il Paese non può continuare con il solito andazzo sempre uguale a se stesso, ci hanno affascinato con l’idea del cambiamento ma lontanamente hanno prospettato quelle grandi riforme di sistema di cui avremmo bisogno.

Si sono tutti schierati a favore dei giovani ma loro per primi non vogliono, pur di mantenere lo status quo, lasciare spazio di governo ad una ventata di freschezza ed idee innovative che stimolerebbero la rinascita.

Noi che nei prossimi giorni andremo al voto non siamo esenti da colpe. Guardiamoci negli occhi e chiediamoci se andremo a votare con la testa o con la pancia, se andremo a votare per un programma nel quale ci identifichiamo o se simpatizziamo per l’oratore di turno. Gli oratori passano ma le idee, se sono sane, concrete e realizzabili finiscono con l’affermarsi e gettano le basi per il futuro.

Pensiamoci quando saremo nella cabina elettorale e dovremo esprimere il nostro voto perchè le proposte tangibili esistono: è in gioco il nostro futuro.

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