Ci vuole un ordinamento tributario civile, cosa che qui in Italia non abbiamo

Pubblicato: Ven, 15/02/2013 – 09:45  •  da: Redazione di Fermare il Declino

“Non mi stupisce che Berlusconi difenda le tangenti”, per certi politici “il fine giustifica i mezzi”. Oscar Giannino, leader di ‘Fare per fermare il declino’, con una intervista ad Affaritaliani.it di Tommaso Cinquemani e Lorenzo Lamperti, denuncia l’esclusione dal confronto tv tra Monti, Bersani e Berlusconi, incapaci, a suo dire, di dare risposte “ad una larga parte dell’elettorato”. Poi si addentra negli scandali che hanno travolto Mps e Finmeccanica e propone il carcere per gli evasori, sempre che prima ci sia “un ordinamento tributario più equo”. L’obiettivo dell’ex giornalista è il “4% alla Camera”, ma in ogni caso Fare “si presenterà alle Amministrative”. Giannino ammette di aver votato il Cavaliere, ma “non nel 1994”. E sul suo look: “Scelgo tessuti e tagli. I vestiti non possono essere solo grigi e di blu”.

Oscar Giannino, alla fine il confronto in tv tra i candidati si farà, ma solo con Bersani, Berlusconi e Monti. Come ha preso questa notizia?
Non sono stupito perché è la classica maniera di ragionare dell’offerta politica tradizionale. Non capiscono che il vero segno di svolta di queste elezioni sarà l’ingresso in parlamento di una quantità molto elevata di persone al di fuori dei vecchi partiti e delle vecchie coalizioni come per esempio coloro che fanno parte del Movimento 5 Stelle. Quindi non c’è dubbio si tratti di una scelta che tiene fuori una parte molto significativa dell’elettorato.

Secondo lei c’è stato un accordo tra queste forze per escludere lei o Grillo dallo spazio mediatico?
Beh, la tendenza del centrodestra, del centrosinistra e del centrismo di Monti è quella di voler racchiudere nella loro rappresentanza la totalità dell’offerta politica. Ovviamente non è così. La loro pretesa è smentita dai fatti già da anni dal Movimento 5 Stelle e ora spero anche da noi.

Il giorno dopo le elezioni quale soglia lei definirà come soddisfacente?
Noi abbiamo una scommessa, quella di riuscire in questa cosa pressoché impossibile essendoci candidati alle elezioni solo lo scorso 8 dicembre. Ed è quella di superare la soglia del 4% necessaria per entrare alla Camera e in alcune regioni la soglia dell’8% per portare anche dei senatori. Certo, questo sarebbe l’optimum ma anche solo avvicinare questi obiettivi sarebbe uno straordinario successo. E comunque sia andremo avanti e presenteremo dei nostri candidati alle prossime amministrative.

In quella Lombardia che per il voto è un po’ considerata l’Ohio d’Italia a chi pensa di sottrarre più voti?
Non si tratta di sottrarre… questo è un verbo che usa Berlusconi. L’elettorato è libero di votare chi vuole magari dopo essere stati deluso da chi c’è stato prima. Quello che vediamo noi è che c’è gente che viene dalle più diverse estrazioni. Tanto dalla destra quanto dalla sinistra. I numeri però sono molto risicati e quindi specialmente in Lombardia un voto per lei potrebbe significare far perdere una parte o l’altra…
Su questo non c’è dubbio ma il conto che i vecchi partiti fanno a bocce ferme pensando al 2008 è completamente sbagliato. Quella che uscirà dalle urne sarà un’Italia molto diversa. Negli ultimi cinque anni sono successe molte cose di una durezza molto evidente: la crisi, la tenuta delle imprese e del lavoro, l’affermazione di Grillo… come si fa a ragionare come ragionano loro, è del tutto sbagliato. Certo, a causa di questa demenziale legge elettorale il voto in regioni come la Lombardia e la Campania determinerà la governabilità o meno dell’intero Paese.

Nel suo programma è prevista un abbattimento della burocrazia e una revisione del sistema tributario. Lei spesso si rifà agli Stati Uniti, dove per l’evasione è prevista anche la galera. Crede che dopo un’adeguata riforma il carcere possa essere uno strumento utile contro l’evasione anche in Italia?
L’evasione fiscale italiana non nasce per una componente genetica come dice spesso la propaganda pubblica. Il problema è che in una sola generazione abbiamo alzato la pressione fiscale di 15 punti, cioè del 50%. Siamo al 45% di pressione fiscale quando 25 anni fa era al 30%. Questo bruschissimo innalzamento ha prodotto delle anomalie che sono commisurate a questo cambiamento. Poi è verissimo che negli Stati Uniti che Al Capone fu incastrato per evasione fiscale e che è prevista la carcerazione per forme di evasione particolarmente gravi. Però bisogna dire che lì la pressione fiscale è di molto inferiore alla nostra. Ecco, quindi bisogna andare di pari grado, per così dire. Ci vuole un ordinamento tributario civile, cosa che qui in Italia non abbiamo. Noi siamo un’anomalia tra tutti i paesi avanzati. Il nostro sistema prevede i fermi amministrativi e il pignoramento della prima casa nella prima fase del contenzioso e non a condanna avvenuta. Ci sottopone al giudizio di un giudice che appartiene alla stessa amministrazione tributaria alla quale appartiene colui che è incaricato di fare una stima del nostro reddito e che ha anche l’apparato dell’esazione coattiva. Si tratta di fare tre cose insieme: un ordinamento tributario più equo che non deve più essere asimmetrico a favore dello Stato, abbattere la pressione fiscale tagliando la spesa e infine rivedere il sistema sanzionatorio.

Riferendosi al caso Finmeccanica Berlusconi ha detto che le tangenti esistono e non bisogna stupirsene…
Chiunque si stupisce che Berlusconi difenda le tangenti alzi la mano…

Perché? Pensa che nella politica di Berlusconi ci sia un approccio morbido sul tema?
Credo che la mano pubblica italiana ha un approccio diverso rispetto a quello di moltissimi altri paesi avanzati. Cioè questo fatto che “il fine giustifica i mezzi”. Basta vedere le centinaia di indagini penali aperte in Italia sull’uso improprio di denaro in qualsiasi campo e settore. E non si fa eccezione nelle grandi aziende controllate dallo Stato e quotate in borsa. È una caratteristica negativa dovuta all’estensione della mano pubblica italiana. Purtroppo nelle opacità ci sono troppe cospicue occasioni perché nessuno se ne approfitti. Per quanto riguarda Finmeccanica opera in un mercato molto particolare che ha tra i suoi clienti governi di Stati del tutto diversi tra loro. Lo Stato azionista dovrebbe fare due cose. Primo: dire a imprese di questo tipo che cosa si può fare e che cosa non si può mai fare invece che tenere occhi e orecchie chiuse. Secondo: alle prime notizie di indagini aperte effettuare una ricognizione molto precisa per capire se è il caso di difendere o rimuovere il management per preservare la credibilità delle aziende. Finmeccanica è nel mirino dei magistrati da anni e anni ma i governi in tutto questo tempo non hanno fatto nullo. Conseguenza: perdita di credibilità nel mondo e perdita di posizioni all’interno di un mercato molto concorrenziale.

Casi come quelli di Finmeccanica o Mps dimostrano che la politica è poco attenta al controllo di queste aziende perché ci sono in ballo anche interessi politici?
Il caso Mps potrebbe essere il caso di una qualsiasi banca italiana. In tutte le maggiori banche private italiane il controllo è affidato a questo tipo di soggetti che altrove non esiste: le fondazioni bancarie. Ce le dovemmo inventare più di vent’anni fa quando privatizzammo le banche ma il loro compito avrebbe dovuto esaurirsi. Il ruolo a loro assegnato era a tempo. Le nomine dipendono da queste fondazioni politiche e questo causa un meccanismo di induzione impropria, come a Siena. Porta gli amministratori a pensare che basta tenersi buoni i politici per poter decidere di comprare banche a costi folli, di pagarle cash, di non portare in cda le coperture delle perdite miliardarie, di eludere i regolatori e così via. La conseguenza sono banche meno in grado di fare impegni alle famiglie e alle imprese, quindi all’economia reale. Bisogna indurre le fondazioni a smettere il controllo delle banche perché è un ruolo improprio. Nelle aziende con controllo pubblico idem con patate. I manager si tengono buoni i politici che li nominano per avere mani libere e fare ciò che vogliono.

Ha mai votato Berlusconi?
Sì, non nel 1994 ma dopo il primo ribaltone. Poi ho detto basta perché tutte le sue promesse sono rimaste inevase. Dal meno Stato al meno tasse, dall’abbattimento del debito pubblico alla riforma della giustizia fino alle politiche per le famiglie: non ha mai tenuto fede a niente.

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