Apprendere che negli altri paesi i politici si dimettono è per noi italiani come sentire i resoconti esotici di Marco Polo che torna dalla Cina, come sentir parlare di cani a tre teste, di unicorni e ippogrifi. Ancora una volta la Germania ci impartisce una umiliante lezione di etica pubblica. Da noi non si dimette nemmeno un consigliere comunale colto in flagrante, in Germania ha annunciato le dimissioni addirittura il Presidente della Repubblica, Christian Wulff, per un prestito privato a tassi agevolati e per alcune vacanze pagate da ricchi amici, non nel ruolo di Presidente della Repubblica ma quando era ancora presidente della Bassa Sassonia. In Italia quelle accuse sarebbero il trampolino di lancio per una brillante carriera politica, in Germania invece ci si dimette per molto meno, come è accaduto esattamente un anno fa all’ex giovane ministro della difesa Guttenberg, che lasciò l’incarico al massimo della sua popolarità perché si era saputo che aveva copiato la tesi di dottorato all’università. In un paese come l’Italia, in cui – come ha detto ieri la Corte dei Conti – la corruzione è endemica, in cui i ministri ricevono case a loro insaputa, e in cui l’unica trasgressione possibile ormai è rispettare le leggi, i comportamenti “alla tedesca” sembrano un’utopia inarrivabile, qualcosa che appartiene al mondo dei sogni. La differenza con noi è plateale: i tedeschi sono come calciatori che dopo aver commesso un fallo si avviano negli spogliatoi tra gli applausi del pubblico, prima ancora che l’arbitro tiri fuori il cartellino rosso; gli italiani, anche se sono stati espulsi, protestano appoggiati dal pubblico, restano in campo, fanno gol (di mano) e poi dicono pure che l’arbitro era incompetente, venduto agli avversari, e pure cornuto.

Fonte: Affari Italiani

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