Gli studi in materia di sogni sostengono che alcuni li ricordano ogni mattina e con facilità; altri, invece, solo raramente trattengono le immagini di un qualche sogno oltre il risveglio, magari solo quando esso è a forte contenuto emotivo; ma c’è anche chi non ricorda mai i sogni al risveglio.

Personalmente rientro nella seconda categoria, se non addirittura nell’ultima, e me ne rammarico perché mi sento come privato di quell’anello di congiunzione tra gli eventi della vita cosciente e l’interpretazione che di questi ne fa la mia psiche.

E così, per quanti sforzi faccia, raramente riesco ad attribuire una relazione tra talune manifestazioni, che a volte interrompono il mio sonno, ed il sogno che deve averle generate.

E’ il caso del pianto: non so mai se a produrlo è stato un intimo contatto con la mia vulnerabilità o il sintomo di una partecipazione emotiva o di identificazione con i sentimenti altrui.

Ma sono, come tutti gli uomini del resto, un animale con un’elevata capacita di adattamento e, pur ponendomi giustamente degli interrogativi, finisco con l’adeguarmi alle situazioni.

 

Click

Click…

              e l’interruttore che hai tastato

nell’inconscio del buio più profondo

quei tuoi occhi socchiusi con fatica

apre e alla luce nuovamente accende.

Click…

             e le lacrime che hanno rigato

il tuo viso emergendo dal profondo

le sfiori con la punta delle dita

ricercando da dove il cuor le rende.

 Click…

             e perché l’anima ha bisogno

del chiarore per essere guardata

quando andrebbe soltanto ascoltata?

Click…

            va così talvolta: muore il sogno

e una lacrima scivola fasulla

rotolando dal naso verso il nulla.

La notte è ancora lunga!

E non c’è niente da dover chiarire

meglio perciò rimettersi a dormire.

 Click.

Annunci